OMICIDIO AL CREMLINO

Quell’anno l’inverno a Mosca era durato più del solito, era metà marzo e in Gorky Park c’era ancora un metro e mezzo di neve. Il banchiere Ron Dickenson, vincitore di un importante bando per la costruzione di un fondamentale gasdotto internazionale, stava preparando il decollo con il suo jet privato, in attesa dell’arrivo della sua adorata moglie.
La sua coniuge era Jessica Kerry, nonché ex-stilista ed ora segretaria personale del banchiere. Aveva appena prenotato una camera in uno degli hotel più moderni di Mosca, dove sarebbe dovuto arrivare dopo il suo volo (Los Angeles – Mosca).
Jessica era entusiasta di aver la possibilità di conoscere la bella capitale della Russia, ma ancor di più era euforica di sapere che avrebbe accompagnato il marito nell’occasione più grande della sua vita da banchiere. Tutto andava liscio come l’olio, ma all’improvviso tutto cambiò. Una chiamata dei suoi collaboratori avvertì Ron che un altro imprenditore locale stava mettendo a rischio i suoi piani: era infatti molto più vicino di lui alla firma di quel contratto. Grazie all’intervento di alcuni contatti, lo scaltro banchiere riuscì a spostare la data dell’incontro decisivo senza sapere che ciò avrebbe determinato eventi inaspettati…
L’incontro d’affari era stato fissato definitivamente al Cremlino per il 24 marzo, dove avrebbero partecipato, oltre le controparti, anche due ministri del governo russo che avevano relazioni dirette con il capo del governo.
La mattina del grande giorno arrivò in un lampo: la trattativa stava per cominciare, l’imprenditore Vasily Karpov era pronto per discuterne di fronte a qualche grafico. Qualche ora dopo la porta della stanza,luogo dell’incontro, si aprì, ne uscirono con aria soddisfatta i ministri ed il signor Karpov.
All’improvviso si udirono le grida strazianti di un uomo che provocarono un grosso stato di angoscia. Le controparti sembravano preoccupate, non avendo compreso la causa dell’accaduto.
Pochi minuti dopo il rumore della sirena dell’ambulanza irruppe nel silenzio del Cremlino. Subito dopo arrivarono tre volanti della polizia. Era tutto vero, qualcuno aveva ucciso Ron Dickenson, ora spettava all’investigatore privato Boris Rostov scoprire chi fosse stato.
Le indagini cominciarono a prospettarsi lunghe, essendo Ron un uomo d’affari non particolarmente amato dal popolo.
Vennero interrogate molte persone, fino a ristringere il campo ad un gruppo di super-indiziati che erano stati gli ultimi uomini ad aver firmato un contratto con lui. Si scoprì che in realtà Ron era quasi sul lastrico e metteva in atto vere e proprie truffe per tenersi strette le sue ricchezze. Il primo ad essere interrogato fu l’ingegner Pavel Rostislav che negò categoricamente di aver a che fare con ciò che era successo.
Uno dei sospettati era stato spaventato per tutto il tempo dell’interrogatorio: si trattava di Florian Rosicky. Messo sotto pressione durante l’interrogatorio si era lasciato scappare un particolare fondamentale per il proseguo delle indagini. La sua segretaria, Svetlana Ivanov era stata anche guardia del corpo del primo ministro russo, Andrey Shevchenko ed aveva quindi grandi abilità sia nell’uso delle armi che delle arti marziali. Così tutti i sospetti si concentrarono su Florian come mandante e Svetlana come esecutore materiale dell’omicidio. L’imprenditore Rosicky aveva vinto l’appalto superando all’ultimo Ron, che per ripicca gli aveva spostato l’incontro per la firma del contratto e per aver rischiato di perdere l’appalto aveva commissionato l’omicidio.