vendetta per messaggio

Il telefono squillava all’impazzata. L’assistente del 911, il numero della polizia riservato alle emergenze, afferrò la cornetta per accettare la chiamata.

– Qui 911. Come posso esserle utile?-

– … – nessuna risposta.

– Pronto? Qui 911. Va tutto bene? –

– Pronto? Mi sente? Ha bisogno d’aiuto?..-

Di nuovo nessuna risposta, solo un lontano rumore, come di voci in un grande spazio chiuso.

Insospettita dal silenzio e dal brusio di sottofondo l’assistente decise di rintracciare la chiamata. Il computer rivelò che il mancato sos veniva dalla sala ricevimenti della vecchia chiesa dell’Upper East Side, uno dei più famosi e caratteristici quartieri di New York.

La ragazza contattò la volante più vicina al luogo. Il caso, e la fortuna, vollero che nei paraggi si trovasse il detective Darrengton.

 

L’investigatrice entrò in chiesa, poi nella sala ricevimenti. Oltrepassata la soglia una scena inusuale. Un ricevimento nuziale, senza musica ed allegria. Tavole apparecchiate di bianco con attorno uomini e donne in estremo silenzio. L’immobilità della scena spezzata solo da sommessi lamenti e da abbracci a rallentatore. Un funerale travestito da matrimonio.

 

Più tardi arrivarono i suoi colleghi. Entrati nella sala, ed una volta incrociato il loro capo, le raccontarono l’avvenuto. Lo sposo, o meglio, l’ex futuro sposo, era stato ucciso prima dello scambio degli anelli. Prima di coronare il suo sogno d’amore era stato freddato da un colpo di pistola nella schiena.

 

Il detective Darrengton, riluttante all’idea di infastidire una donna che da poco aveva perso il suo uomo, decise comunque di interrogare la sposa. Con fare delicato le si avvicinò.

-Buongiorno signora, mi scusi il disturbo.. Mi chiamo Darrengton. Sono l’investigatrice affidata al suo caso. Volevo chiederle se per caso avesse riconosciuto il volto dell’aggressore del suo compagno.. Mi dispiace importunarla, ma capisca, può essere importante. L’omicida potrebbe trovarsi ancora qui.. –

– No, non posso aiutarla – disse la donna tra le lacrime. – E’ accaduto tutto all’improvviso. Stavamo per sposarci, eravamo felici, e ora niente.. niente.. non ci sarà più nulla! –

Così detto si lanciò tra le braccia di uno dei testimoni, il quale, altrettanto scioccato, prese a consolarla.

 

Il detective, allontanandosi, cominciò a riflettere.

– Se l’omicidio è avvenuto all’interno della chiesa e nel mezzo della cerimonia qualcuno dovrà pur aver visto chi ha sparato il colpo. Nessuno si è allontanato dal luogo del delitto, almeno questo è ciò che mi è stato riferito dai miei colleghi.. Basterà interrogare i presenti per scoprire chi è stato! –

 

La poliziotta richiamò la sua squadra. Divise i suoi uomini in gruppi e ad ognuno di questi affidò degli invitati da interrogare. Lei stessa si preoccupò di interrogarne alcuni, cominciando dai parenti più stretti.

 

 

 

 

 

La famiglia dello sposo fu la prima ad essere indagata. A tutti i membri il detective rivolse le stesse domande: Ha visto chi ha sparato? Qualcuno di sua conoscenza e presente alla cerimonia avrebbe potuto e voluto farlo?

Tutti, intimoriti più del dovuto, elusero le domande. C’era chi sosteneva di non aver visto nulla e chi rifuggiva gli interrogativi della poliziotta adducendo come scusa il violento choc provocato dall’accaduto. Nessuno fornì alla detective informazioni utili a risolvere l’enigma.

 

Lo stesso accadde con le persone interrogate dagli agenti in servizio. Questi, stupiti quanto il loro capo, riferirono di non aver ricavato alcun indizio rilevante. Tutti però raccontarono di una strana sensazione: gli interrogati sembravano in preda ad un’ansia esagerata. Rifiutavano categoricamente di collaborare aggirando le domande con scuse assurde. “Non so, non ho visto nulla..”, “Hanno appena ucciso mio figlio, non potete chiedermi questo proprio ora..”, “Lasciatemi perdere, sono troppo choccato per parlarne..”; queste risultarono essere le scuse più usate dai familiari della vittima.

 

Il detective, perplessa ed infastidita, si rivolse nuovamente alle persone da lei interrogate.

– Scusate, per qualche strano motivo io e i miei colleghi riteniamo che stiate nascondendo qualcosa. Fareste bene a dirci cosa. Quest’atteggiamento  non vi porterà da nessuna parte..-

Udite queste parole gli invitati finirono in preda ad una crisi isterica.

La poliziotta non capiva. Non riusciva a trovare quale fosse il motivo di tanta ansia..

 

Di fronte a tale ostacolo decise di interrogare nuovamente la sposa. Una volta presa da parte le rivolse le stesse domande poste in precedenza. Nessun nuovo indizio, la donna si ostinava a non collaborare. Ad ogni richiesta inscenò delle finte crisi isteriche, motivando i suoi stati emotivi con la disperazione di aver perso il suo futuro marito. La poliziotta decise di passare a maniere più invasive. Ordinò ai suoi uomini di sequestrare tutti gli effetti personali dei partecipanti, di modo da raccoglie maggiori informazioni sugli invitati e, forse, anche sull’assassino. Lei stessa si preoccupò di controllare gli oggetti appartenenti alla sposa.

 

Frugò nella borsa che, per l’occasione, era di piccole dimensioni. La cosa più interessante risultò il telefono cellulare. Aperto il servizio di messaggeria istantanea il detective trovò dei messaggi minatori inviati da un numero sconosciuto, un numero che non apparteneva alla rubrica della proprietaria. Gli ultimi messaggi inviati risalivano a pochi istanti dopo l’omicidio. Il testo invitava la sposa a tacere riguardo all’identità dell’assassino, il quale, evidentemente, doveva aver agito a volto scoperto. Non rispettare tale divieto avrebbe comportato la morte di un altro parente a lei caro.

 

Prima di domandare di tale faccenda alla diretta interessata, il detective Darrengton decise saggiamente di confrontarsi con i suoi agenti. Una volta rivelata tale scoperta i suoi uomini le confessarono di aver trovato nei cellulari di tutti i presenti messaggi della medesima fattura e aventi la stessa intenzione. Tutti erano stati minacciati da un numero sconosciuto. Tutti vivevano nell’incubo di veder ucciso un proprio caro, proprio come era successo poco prima.

Il detective, per evitare di coinvolgere la sposa, decise di trovare il killer da sé.

 

Dopo aver letto e riletto molte volte i messaggi minatori presenti sui cellulari degli invitati la poliziotta notò qualcosa di strano. Molti di questi presentavano errori d’ortografia, degli strani errori d’ortografia. Molto spesso comparivano delle lettere accentate su parole che comunemente non lo prevedevano. Succedeva soprattutto con le vocali centrali o finali. Tutto ciò le fece pensare ad una lingua straniera, forse la lingua madre dell’assassino..

 

 

 

Gli invitati, sorvegliati dalla polizia, raggiunsero il giardino. Qui trovarono sollievo dall’ambiente opprimente che ormai si era impadronito del ricevimento. In piccoli gruppi si riunirono per parlare dell’accaduto e per confortarsi a vicenda. Tra loro però c’era anche l’assassino che, con fare losco e falso, fingeva di essere colpito dall’accaduto.

Vedendo arrivare il detective Darrengton tutti tacquero. La poliziotta con fare deciso e senza proferire parola si diresse verso l’unica persona sospettata, verso l’unica persona che corrispondeva al profilo da lei immaginato e che possedeva un valido motivo per compiere tale omicidio.

 

– La signorina Marie? – chiese l’ispettrice.

– Sì, sòno io. Mì dica.. – rispose una voce dolce, chiaramente straniera, chiaramente proveniente da un paese francofono.

– La dichiaro in arresto per omicidio, la prego di seguirci alla centrale.. –

– Ma non è possibìle, io non.. –

Detto questo la giovane si dette alla fuga. Ribaltò tavoli e sedie pur di raggiungere l’uscita. Poco prima di varcare la soglia venne braccata dagli uomini della poliziotta.

Dopo esser stata ammanettata venne portata in una stanza dell’edificio che per l’occasione avrebbe funto da sala interrogatori.

Ormai rassegnata l’assassina chiese con il suo tipico accento francese:

– Come avete a scoprìrmi? Come? Nessuno conosceva quel numerò di telefono, l’ho compratò apposta due giorni fa con un nome falso..-

– E’ stato facile signorina Marie. I messaggi che lei ha inviato erano scritto in modo strano. Ricordavano una lingua straniera. La sua lingua. E’ bastato chiedere un po’ in giro se ci fosse qualche invitato che avesse il francese come madre lingua. Ecco tutto..-

– Ma a questo ricevimento non ci sono solo io ad essere francese. Tanti altri lo sono. Come ha fatto a scoprirmi?-

– Non lo sapevo infatti. Li avrei interrogati tutti, giusto per vedere come avrebbero reagito. Praticamente si è incastrata da sola! Adesso mi dica, come ha fatto a trovare i numeri di telefono di tutti gli invitati? E soprattutto, perché ha ucciso quell’uomo? Da quanto mi è stato raccontato eravate amici da molto..-

– Io lo amàvo. Sì, tutti credevano che fossimo amìci ma molto tempo fa fummo profondamente innamoràti. Ci conoscemmo all’università, la nostra storia durò qualche anno. Fino a quando lui conobbe Rebecca, la donna che stàva per sposare. Io non smisi mai di pensare a lui. Il giorno in cui venni a sàpere che si sarebbero sposati ho perso la testa. Da quel momento il mio unico obiettivo è stato quello di farla pagare a lui e a tutti quelli che erano favorevoli a questo matrimonio..-

– E i numeri di telefono come li ha recuperati?-

– Facìle.. Il loro fidanzamento è stato annunciato durante una grànde fésta a cui hanno partecipato tutti gli invitati del matrimonio. In quell’occasione i futuri sposi hanno compìlato un elenco in cui hanno trascritto, per conferma, i numeri di cellulare di tutti. Travolta dall’ira ho architettato in poco tempo il mio piano; fotografare la lista dei numeri con il mio telefono è stato un gioco da ragazzì..-

 

La giovane fu arrestata e portata via. Il detective Darrengton, di fronte alla tristezza e al sollievo degli invitati, pensò quanto a fosse doloroso veder rovinato un evento così importante e gioioso. Di fronte all’infelicità di quelle persone che poco prima avevano assistito all’uccisione brutale di un loro caro promise di catturarli uno alla volta, affinché momenti come questi non venissero rovinati mai più. La poliziotta abbandonò l’ormai rovinata cerimonia, con passo deciso si diresse altrove. La città l’aspettava con le use storie brutali, con i suoi delitti d’amore e gelosia.. Non ne sarebbe rimasto uno, neanche uno.